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Storie - scaduto

Roghudi Vecchio: il silenzio che parla

Descrizione: “Scrivo da un paese che non esiste più”, scriveva così Gianpaolo Pansa nel lontano 1963 dopo la tragedia del Vajont. Camminando sulla vecchia via che dai campi di Bova giunge a Roghudi Vecchio e scorgendo in lontananza i vecchi ruderi di quello che un tempo era un rigoglioso paesino ai piedi della Fiumara dell’Amendolea, mi sono tornate più volte in mente le parole di Pansa. Ho immaginato come si possa essere sentito quel giovane cronista davanti alla tragedia di un paese ormai fantasma, a girare su strade di fango dove solo pochi giorni prima dal suo arrivo scorreva la vita degli abitanti di Longarone. Otto ore di discesa, giù a picco fino alla fiumara, tanti appassionati di montagna, di natura incontaminata. Una lunga passeggiata, un panorama mozzafiato, i colori contrastanti tipici del territorio grecanico a riempire gli occhi, e a fare da cornice i cespugli di more selvatiche ricchi di bacche per una degustazione a km 0. L’ultimo tratto, il più impervio per una dilettante di trekking come me, il più suggestivo. Man mano che il gruppo si avvicinava al paese, circa 110 persone, complice il tramonto e la brezza più fresca, credo di aver provato qualcosa di molto simile a ciò che tra il 1971 e 1973 gli abitanti di Roghudi hanno provato nel dover lasciare la loro terra devastata da due terribili alluvioni. Abbiamo risalito in silenzio il paese accompagnati ormai dalle nostre torce, un silenzio surreale, calcinacci e vecchi solai caduti ci facevano ogni tanto inciampare. La piazza ci attendeva, e il concerto offerto da Paleariza il finale perfetto. Quel giorno a Roghudi Vecchio avrei voluto incontrare quell’unico uomo che ancora girovaga per quelle stradine deserte, un pastore accompagnato dal suo gregge che si è rifiutato di traslocare i suoi ricordi in un luogo più sicuro. Avrei voluto stringergli la mano e chiedergli il perché. Una sfida forse con se stesso, perché è facile andare, molto più coraggioso rimanere.

Obiettivi: Portare alla luce la memoria di un paese abbandonato, condividere e offrire spunti per passeggiate immerse nella natura e nella storia della Calabria greca, promuovere le iniziative in tema di turismo nell’area grecanica.

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