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Raccolte - Cultura

A’ Timugna

A’ Timugna

L’omaggio alla trebbiatura è la lente attraverso cui questa associazione culturale guarda il passato, per recuperare i valori di una società contadina che è ancora viva_

È un’immagine luminosissima, sembra quasi di vederla, la semina e la raccolta, il colore vivo del grano, un “mezzogiorno potente di cicale”. La fatica dei contadini è il sudore sulla schiena, e il sole batte forte sulle fascine, mentre le acque antiche del Crati scorrono sempre, uguali e diverse.

Non è un passato lontano, è una fotografia che ci portiamo dentro. La nostra tradizione, la nostra cultura sono un’istantanea marchiata a fuoco nel codice genetico di ognuno di noi.

Ce le portiamo dentro. E ogni tanto saltano fuori, così, anche se non vogliamo, quando qualcuno o qualcosa toglie via un po’ di polvere.

E questo è quello che fa l’associazione culturale A’ Timugna, nata nel 1997: rispolvera il passato, lo riporta a galla, con l’intento di ricordare alle nuove generazioni la cultura ed il folklore di un tempo, gustando gli antichi sapori e conservando le tradizioni degli antenati.

strumenti musicali

Strumenti e oggettistica dell’epoca contadina conservati dai membri dell’associazione

La Storia avviata da Emanuela Basile, con il contributo di Stefania Chianello e Francesca Navarra,  ci racconta proprio gli eventi e le iniziative promosse da questa associazione, con l’intento di <<tenere viva la memoria, e salvaguardare la valorizzazione dei beni culturali presenti nel territorio di Rende (CS), organizzando sagre, mostre sulla civiltà contadina, mostre fotografiche, e su tutto ciò che appartiene al passato, che inevitabilmente sta scomparendo sotto l’avvento dell’era tecnologica e della moderna società>>.

Ed è proprio in <<onore dell’attività più importante di Rende, ovvero la Trebbiatura>> che l’organizzazione si chiama “A’ Timugna”: stiamo parlando dell’insieme di fascine di grano ammucchiate nell’aia prima della trebbiatura <<nella caratteristica collinetta, che per i contadini di un tempo rappresentava al meglio una società ormai estinta la cui sopravvivenza era legata al buon esito del raccolto, allo stesso modo che ai valori dell’amicizia e delle solidarietà tra membri>>.

trebbiatura

Gli associati durante una fase della trebbiatura

La festa dell’Aia, invece, è la denominazione data alla celebrazione che omaggia la trebbiatura. Emanuela ci ricorda che <<viene organizzata dall’associazione tra fine giugno e inizio luglio, nell’ex scalo ferroviario di Rende, il simbolo reale del luogo dove un tempo si esercitava questa tradizione. Dura tre giorni e prevede la trebbiatura dal vivo durante il primo giorno>>. Momenti di raccoglimento e di festa, proprio come nel tempo passato, <<dove si festeggiava non solo la fine dei lavori ma anche il buon raccolto>>.

L’“Aia” è il luogo dove si porta il grano trebbiato e dove i lavoratori rimanevano a dormire per non ritornare a casa.

La trebbiatura rappresenta  il momento finale della raccolta, il grano riempie i sacchi di juta per essere trasportato fino ai mulini.

fase finale trebbiatura

Fase finale della Trebbiatura

La raccolta del grano in passato è stata unica fonte di sostentamento, tipico delle zone meridionali. In particolare per Rende (CS), come ricorda Emanuela, <<zona che si estende dalla parte ovest del fiume Crati fino alle Serre cosentine. Il territorio rendese presenta zone montane ad ovest che pian piano degradano verso est formando colline, su una delle quali sorge il centro storico, fino ad arrivare alla valle del Crati dove grazie ad ampie aree pianeggianti si estende la città moderna>>. Prima, i terreni venivano utilizzati per la semina e la raccolta, ma ormai questa coltivazione nella zona rendese è stata abbandonata, <<però grazie all’associazione “A’ Timugna”, che ogni anno organizza ritrovi, questa tradizione sembra non sparire mai>>.

Ma veniamo alle tappe della raccolta del grano, così come descritte da Emanuela Basile con gli esatti termini dialettali.

Partiamo con la semina del grano: <<Si utilizzavano terreni speciali detti “MAISI” – dice Emanuela –  i quali venivano utilizzati prima per la coltivazione delle patate e del granturco, detto in dialetto:“U MIGLIU”.  Poi tra Luglio e Agosto si “SPANICAVA” il terreno, cioè si dissodava, e poi a novembre si seminava il grano. La sera prima della semina il grano si ” ‘NCACIAVA” (cioè si mischiava il grano con una soluzione di acqua e “PETRA TRUCCHINA” (minerale a base di rame), perché impediva al grano stesso di “INTIZZUNARE” cioè di diventare nero come il carbone, quindi inutilizzabile ai fini della semina. A marzo il campo di grano si “MUNNAVA” cioè si toglievano le erbacce>>.

Quindi, si cominciava a mietere nel mese di marzo <<e per credenze popolari non si iniziava né di lunedì, né di venerdì. Gli uomini per mietere utilizzavano “A FAVUCE” (la falce), mentre le donne “U RUNCIGLIU” (piccola falce). Dopo l’avvento della macchine fu inventata la trebbiatrice che sostituì il lavoro manuale della raccolta del grano. Per tradizione, chi si occupava della mietitura era l’uomo, mentre il compito delle donne era quello di raccogliere il grano tagliato e legarlo a mazzi: “I’ GREGNE”. Queste ultime venivano sistemate in covoni: “A CAVAGLIUNI”>>.

Terminata la mietitura, le donne trasportavano i covoni sulle aie, “ARIA”, dove in un secondo momento preparavano a “PISERA”, l’insieme.

Insomma, possiamo proprio concludere dicendo che l’omaggio alla trebbiatura che ripropone A’ Timugna è una lente attraverso cui questa associazione lancia un importante sguardo al passato, per recuperare i valori di una società contadina che è ancora viva.

3 commenti

  1. Storia interessante!

  2. Non sapevo della festa dell’aia. Mi piacerebbe partecipare il prossimo anno!!!

  3. festa dell’aia… mi sa che il prossimo anno farò una capatina

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