Chiudi

Cinùria

Home / Raccolte / Cultura / La rondine che fa primavera

Raccolte - Cultura

La rondine che fa primavera

La rondine che fa primavera

“Fare aggregazione a partire dalle proprie radici”, ecco la ricetta dell’associazione Ndallanisha di San Benedetto Ullano, piccolo borgo cosentino di origine “arbëresh”

Immagine 

<<Da questa esperienza ho imparato che nel luogo in cui vivo c’è della gente caparbia, coraggiosa, pronta a sporcarsi le mani per realizzare qualcosa di concreto in questa terra; gente disposta a mettere a disposizione degli altri la propria competenza e la propria energia senza chiedere nulla in cambio>>.

Abbiamo deciso di rielaborare la storia sull’Associazione giovanile Ndallanisha a partire da queste parole di Angiolina Basile (contenute in un contributo del 23.05.2014), perché racchiudono il senso di un’esperienza positiva, che diventa metafora delle possibilità offerte dalla nostra terra e dalla sua gente. I termini di paragone? Bene, ci stanno tutti: San Benedetto Ullano (il piccolo borgo di origine “arbëresh” della provincia di Cosenza, in cui opera Ndallanisha), come la nostra Calabria; l’associazione giovanile Ndallanisha, come i ragazzi calabresi di buona volontà. Quei ragazzi che possono ridare fiato ad una regione bella e maledetta, <<un posto straordinario, se non fosse che la gestione non efficace delle risorse economiche e socio-culturali, fa di questo paese un luogo che ogni anno tende un po’ a spegnersi>>, parole che Angiolina utilizza per descrivere San Benedetto, ma che valgono per l’intera Calabria.

ragazzi di Ndallanisha

Alcuni ragazzi dell’associazione Ndallanisha durante i lavori di preparazione della chiesa per la Settimana Santa

Cosa può fare questa associazione di così particolare in questo borgo completamente immerso nel verde, situato tra i monti in una posizione panoramica e strategica? Ce lo spiegano Angiolina Basile e Monica Spadafora: può <<fare aggregazione a partire dalle proprie radici>>, <<far rivivere la tradizione con l’entusiasmo ed il trasporto ‘di una volta’, far rivivere i ricordi commossi della signore anziane, fonti inestimabili di conoscenza; gli abiti tradizionali, i canti, la lingua, l’artigianato; la tradizione religiosa, le chiese di rito greco-bizantino dai colori rosso carminio e oro, profumate di incenso, di Arte e di Storia>>.

Come? Non con la semplice opinione, ma con la sola cosa che può cambiare il mondo: l’esempio.

Se questo vi sembra poco, beh, allora è il caso che continuiate a leggere, per scoprire più da vicino questa piccola e straordinaria realtà.

Come ci ricorda la nostra Angelina, <<Il progetto parte dal buon cuore del parroco di questa comunità, Padre George Oarga, che nel gennaio del 2013 decide di convocare una riunione aperta a tutti i giovani sanbenedettesi, per cercare insieme il seme del cambiamento. La speranza di generare un “movimento”, trova effettivamente riscontro: l’esigenza di stare insieme, di “fare aggregazione”, di confrontarsi, di “rinvigorire la propria identità culturale”, “la voglia di rimanere nonostante le difficoltà”… tutti elementi che compongono una strategia comune che porta a risultati non indifferenti>>.

Il compito di Ndallanisha, insomma, è quello di accendere una miccia che infiamma.

Infiamma tutto.

Il patrimonio culturale di questa comunità, può essere il motore primario dal quale <<far ripartire la tensione verso un nuovo splendore>>. È una risorsa di inestimabile valore, <<che pur non trascurando la possibilità-capacità di adattamento al mutare dei secoli, è resa affascinante dal suo essersi mantenuta pressoché “intatta”>>. Gli Arbëreshe sono persone estremamente accoglienti e calorose, precise e divertenti allo stesso tempo, piene di stimoli, di voglia di raccontarsi.

Ma che vuol dire “Ndallanisha”?  In lingua arbëresh significa “rondine”.  <<La rondine – chiosa Angelina Basile – può essere definita uno dei simboli di San Benedetto Ullano, in quanto secondo una leggenda e stando alla struttura urbanistica di origine, quando lo si guardava da lontano il paese sembrava avere proprio la conformazione della rondine! Tuttavia, “Ndallanisha” è anche il titolo di una canzone di Benedetto Cavallo (autore e poeta arbëresh di San Bendetto), che più rappresenta il paese all’esterno, secondo un’analisi moderna>>.

A questo punto, non rimane che immergerci nelle attività di questa associazione e raccontare più da vicino, grazie ai contributi raccolti con la tecnica dello storytelling, l’operato di questi ragazzi.

Partiamo con “Java e Madhe”.

Grazie all’associazione Ndallanisha, a partire dal 2013 2013, San Benedetto rivive il fervore di un tempo.

In occasione della settimana santa (“Java e Madhe”), i ragazzi si sono dedicati anima e corpo al recupero e al consolidamento di alcuni riti della tradizione, che riguardano la Pasqua arbëreshe (“Pashkët Arbëreshe”). <<In particolare – ci ricorda Monica Spadafora –  hanno contribuito al rilancio della funzione della “lavanda dei piedi” (dove i ragazzi abbigliati da apostoli hanno potuto sperimentare in prima persona l’emozione del contatto con la sacralità di quel gesto); e sempre in questa occasione sono riusciti a coinvolgere gran parte della popolazione nel recupero dei canti antichi invocati durante la funzione della sera del giovedì santo: dopo una lunga funzione in chiesa, il giovedì sera, per le vie del paese si snoda una solenne processione con statue, resa molto suggestiva dal profondo trasporto del popolo nelle parole dei “vajtimet”, canti tipici in albanese, assimilabili a dei lamenti in realtà, che evocano il dolore del calvario di Cristo>>.

Ma veniamo al risultato più grande ottenuto da questi ragazzi: coinvolgere i più anziani per tramandarne non solo il sapere, ma le loro emozioni, il loro stesso sentire. Le loro passioni.

Sentite un po’ come prosegue la nostra cittadina Monica: <<Nei giorni precedenti a questo avvenimento, è stato possibile coinvolgere le persone più anziane nell’insegnamento delle parole dei canti ai più giovani. Il risultato ottenuto è andato di gran lunga oltre quello atteso: infatti, nel mentre queste persone si prodigavano negli insegnamenti, hanno avuto modo esse stesse di emozionarsi e di rendere partecipi i più piccoli di racconti del tempo passato dove si era soliti vivere queste particolari occasioni di socializzazione con la comunità con maggiore entusiasmo e passione>>.

Cosa ha confermato e reso visibile il successo ottenuto da questi ragazzi? Facile, la partecipazione viva e commossa di tutta la popolazione,  <<così come non si registrava da anni: la chiesa era gremita di giovani durante tutte le funzioni e liturgie della settimana. C’è da dire che la comunità sanbenedettese è una delle poche che riesce ancora a mantenere ben saldi i suoi rituali religiosi di origine: il rito greco-bizantino, ricco di simbolismi, caratterizza l’espressione religiosa di questo popolo; è doveroso, infatti, fare nota della particolare bellezza delle chiese che a colpo d’occhio affascinano per la presenza della caratteristica iconostasi (una parete divisoria in legno ornata di icone sacre, che separa il presbiterio dalle navate)>>.

Proseguiamo la nostra storia con il racconto della manifestazione folcloristica “Vallje”.

San Benedetto Ullano, le “Vallje”: scorcio della processione all'entrata della Chiesa della Madonna del Buon Consiglio, centro storico (Foto Angiolina Basile)

San Benedetto Ullano, le “Vallje”: scorcio della processione all’entrata della Chiesa della Madonna del Buon Consiglio, centro storico (Foto Angiolina Basile)

A dirci di più, stavolta ci pensa la “cittadina attiva” Angiolina Basile, la quale ci rammenta che l’iniziativa <<coinvolge tutti i paesi arbëresh del circondario; la si può far rientrare in quella che è definita come la Primavera Albanese, periodo dell’anno caratterizzato da tradizioni e simbolismi peculiari di tutte le comunità Arbëreshe sul territorio. A San Benedetto, la manifestazione si svolge ogni anno in onore della Madonna del Buon Consiglio (detta anche Madonna degli Albanesi), la prima domenica di maggio. I gruppi folcloristici sanbenedettesi invitano i gruppi e le associazioni di vari paesi arbëresh che portano in piazza i loro abiti, e la tradizione tipica del paese di provenienza>>.

E poi il canto e la danza, lungo le strade del paese, per riportare alla memoria il ricordo delle origini:

<<Si tratta di canti – prosegue Angiolina – che parlano dell’esodo degli antichi albanesi, dei loro sentimenti di nostalgia per la patria, che si videro costretti ad abbandonare a causa delle persecuzioni turche a partire dal 1470. Tuttavia, è un evento gioioso, che vede coinvolte persone di ogni età, che ogni anno decidono di incontrarsi e condividere la propria cultura con chi, come loro, possiede questo enorme patrimonio. Anche qui l’associazione Ndallanisha, in collaborazione con i gruppi folcloristici impegnati nell’organizzazione dell’evento, ha raggiunto risultati positivi: anche in questa occasione si è registrata una partecipazione maggiore rispetto agli anni precedenti, che ha visto coinvolta la popolazione in una intera giornata di festeggiamenti all’insegna dello scambio culturale e del confronto con realtà simili, ognuna portatrice sana della propria individualità. L’associazione ha contribuito a far sì che l’evento si svolgesse secondo un programma ben preciso, facendo anche da guida-turistica agli ospiti; i festeggiamenti iniziati la mattina con l’accoglienza in piazza dei gruppi partecipanti, un rinfresco all’aperto, e conclusasi la sera con l’esecuzione delle danza tipiche sul palco, ha versato un’enorme mole di pubblico (sanbenedettese e non), per le vie del paese ornato a festa>>.

E adesso veniamo alla nota di colore rappresentata dal Carnevale, e scopriamo chi è “PietrAndoni”.

Cosa ci racconta al riguardo Monica? Dice così: <<Quest’anno in occasione del Carnevale i ragazzi si sono cimentati nella rivisitazione della maschera tipica del luogo. L’intento era di regalare ai bambini un gigantesco e nuovo “PietrAndoni”, un enorme pupazzo di paglia poggiato su dei supporti in legno da trasportare per le strade del paese cantando e ballando. La festa che si svolge la sera del martedì grasso, come da tradizione, si conclude “quando carnevale muore per aver mangiato troppo”, ed il pupazzo viene bruciato in piazza. Anche qui, nonostante le condizioni meteo non molto favorevoli di quest’anno, si sono avute partecipazione ed entusiasmo>>.

Ora parliamo delle attività svolte dall’associazione all’esterno, tra cui c’è da ricordare ad esempio la partecipazione alla “Fiaccolata contro le mafie”, tenutasi a Lattarico (CS), uno dei paesi confinanti con San Benedetto Ullano: << L’evento ha visto i ragazzi coinvolti nella realizzazione di uno striscione rappresentativo del gruppo, dal contenuto significativo; ma l’attività che ha divertito di più i ragazzi nonostante il significato profondo della manifestazione, è stato il “pellegrinaggio” a piedi da San Benedetto per raggiungere Lattarico, dove era previsto l’incontro con le altre associazioni per la fiaccolata>>.

Un’altra esperienza menzionata da Monica è la partecipazione alla 3° edizione del Memorial in onore di Andrea Musacchio, un giovane ragazzo di San Benedetto scomparso accidentalmente 4 anni fa.

<<Per l’occasione si è disputata una partita di calcio a Montalto Uffugo (oltretutto vinta dagli stessi ragazzi di San Benedetto!). Il ricordo commosso di una vita spezzata così ingiustamente è stato momento di riflessione e solidarietà. Da ricordare anche la partecipazione ad un evento organizzato dal circolo “ACLI Parantoro” presso l’associazione “Comunità Regina Pacis” di San Benedetto Ullano. Questa collaborazione ha costituito forse uno dei momenti più formativi dell’attività dell’associazione Ndallanisha. Il confronto con i ragazzi ospiti della Comunità è stato occasione di crescita, la possibilità di uno sguardo ravvicinato su una realtà che molte volte sembra lontana dalla nostra vita quotidiana. La giornata ha visto i ragazzi protagonisti anche di una tavola rotonda con le altre associazioni e istituzioni partecipanti: al centro dell’obiettivo “facciamo rete: perché insieme si può dare di più”. Uno dei loro contributi più suggestivi alla riuscita della giornata è stato quello di offrire un’ora di svago ai ragazzi della Comunità con l’esibizione dei gruppi folcloristici di San Benedetto>>.

Chiudiamo il cerchio con uno sguardo all’orizzonte, e vediamo insieme i “progetti per il futuro” dell’associazione Ndallanisha: <<Attualmente si sta lavorando per la realizzazione del Festival Internazionale della cultura Arbëreshe, in collaborazione con altri enti; work in progress, ci sono tanti altri bellissimi progetti come l’insegnamento della lingua ai più piccoli, il recupero dell’artigianato, e tanto altro ancora…>>.

È arrivato il momento di concludere questa ricostruzione, e vogliamo farlo con una considerazione di Angiolina, che facciamo nostra, ed è un invito a proteggere quanto di buono c’è nella nostra terra, bella e maledetta, giusto per riprendere la metafora iniziale:

 <<A mio avviso, l’associazione Ndallanisha rappresenta un’eccellenza del territorio, da affiancare nelle iniziative e da proteggere, affinché riesca a riprodursi nel tempo sempre con maggiore entusiasmo e perseveranza>>.

Un commento

Inserisci un commento