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Associazione giovanile “NDALLANISHA”

Associazione giovanile “NDALLANISHA”

Descrizione: L’associazione giovanile “NDALLANISHA” è un gruppo fatto di persone che hanno deciso di smuovere lo status quo del proprio ambiente quotidiano costruendo la “(s)volta buona”. Siamo a San Benedetto Ullano, piccolo borgo di origine “arbëresh” della provincia di Cosenza, completamente immerso nel verde, situato tra i monti in una posizione panoramica e strategica: da San Benedetto è possibile raggiungere Cosenza in circa 30 minuti, e percorrendo una strada diametralmente opposta a quella che conduce verso il centro, è possibile allo stesso modo raggiungere il mare, sempre in 30 minuti! Un posto straordinario, se non fosse che la gestione non efficace delle risorse economiche e socio-culturali, fa di questo paese un luogo che ogni anno tende un po’ a spegnersi. Succede spesso, infatti, che in piccole realtà come questa gli elementi di positività vanno a scontrarsi con le problematiche di “ordinaria amministrazione”, dove volenti o nolenti, ci si ritrova costretti ad andare via e cercare il benessere altrove. Nonostante l’impegno vigoroso di varie associazioni in questi anni, risulta sempre un problema per i giovani trovare spazi in cui dare sfogo alle proprie aspirazioni, spazi che accolgano le loro iniziative, anche solo la loro voglia di stare insieme e confrontarsi con costanza. E quando la stanchezza incontra la delusione, il rischio è che tutto possa sfociare in abitudine a lasciar perdere. In questo contesto di demotivazione, si inserisce l’attività dell’Associazione giovanile Ndallanisha. Il progetto parte dal buon cuore del parroco di questa comunità, Padre George Oarga, che nel gennaio del 2013 decide di convocare una riunione aperta a tutti i giovani sanbenedettesi, per cercare insieme il seme del cambiamento. La speranza di generare un “movimento”, trova effettivamente riscontro: l’esigenza di stare insieme, di “fare aggregazione”, di confrontarsi, di “rinvigorire la propria identità culturale”, “la voglia di rimanere nonostante le difficoltà”… tutti elementi che compongono una strategia comune che porta a risultati non indifferenti.
Il parroco che ha dato slancio all’iniziativa ricopre il ruolo di presidente: egli funge da guida spirituale per i ragazzi, che dalla sua esperienza traggano nozioni importanti di vita sugli argomenti più disparati. La sua presenza costante fa da tramite tra la demotivazione e la motivazione, e nel tempo ha permesso ai ragazzi anche di riscoprire, sotto una veste nuova, tasselli della propria cultura dati per scontato. Il resto, viene fuori dall’impegno individuale delle singole persone che con anima e corpo provano a ricostruire il loro “habitat” . L’associazione è aperta ai temi più svariati, è composta da menti in fibrillazione che hanno tante idee innovative per il loro paese.
L’idea, prima di tutto, è quella di rafforzare i legami tra le persone, e per realizzare questo si parte proprio dalle tradizioni che costituiscono il sostrato culturale comune dei sanbenedettesi. Nelle iniziative ricreatorie l’obiettivo è quello di fare avvicinare soprattutto le nuove generazioni al contesto in cui vivono, educando i bambini a stare insieme, a partecipare attivamente alle manifestazioni che riguardano la propria cultura di origine (perché un buon progetto culturale, parte innanzitutto dalla socializzazione delle nuove generazioni). Lo sforzo è quello di responsabilizzare le persone, quelle che credono che in questo posto qualcosa si possa fare, nonostante le difficoltà, nonostante il problema della partecipazione che non è sempre facile da mantenere costante (è infatti questo uno dei motivi di lamentela dei ragazzi).
Il tentativo è quello di far rivivere la tradizione con l’entusiasmo ed il trasporto “di una volta”, di far rivivere i ricordi commossi della signore anziane, fonti inestimabili di conoscenza; gli abiti tradizionali, i canti, la lingua, l’artigianato; la tradizione religiosa, le chiese di rito greco-bizantino dai colori rosso carminio e oro, profumate di incenso, di Arte e di Storia.

Obiettivi: Ho voluto iniziare questa storia perché credo nel progetto avviato dall’Associazione Ndallanisha: “fare aggregazione a partire dalle proprie radici”.
Trovo che il patrimonio culturale di questa comunità, possa essere il motore primario dal quale far ripartire la tensione verso un nuovo splendore. Si tratta di una risorsa di inestimabile valore, che pur non trascurando la possibilità-capacità di adattamento al mutare dei secoli, è resa affascinante dal suo essersi mantenuta pressoché “intatta”. Da buona cittadina sanbenedettese, posso assicurarvi che gli Arbëreshe sono persone estremamente accoglienti e calorose, precise e divertenti allo stesso tempo… piene di stimoli, di voglia di raccontarsi. L’incontro con questa cultura è un viaggio splendido dal quale si rischia di non voler più tornare.
“Ndallanisha” in lingua arbëresh significa “rondine”; la rondine può essere definita uno dei simboli di San Benedetto Ullano, in quanto secondo una leggenda e stando alla struttura urbanistica di origine, quando lo si guardava da lontano il paese sembrava avere proprio la conformazione della rondine! Tuttavia “Ndallanisha” è anche il titolo di una canzone di Benedetto Cavallo (autore e poeta arbëresh di San Bendetto), che più rappresenta il paese all’esterno secondo un’analisi moderna.
Questi dati lasciano intendere che con questo nome i ragazzi hanno voluto dare vigore tematico al loro progetto proprio a partire dalla sua stessa intestazione.
Io voglio far continuare questo viaggio di libertà e purezza di cui la rondine è l’interprete… e tu? Vorresti sostenermi nell’opera di continuare a tramandare ai posteri questo esempio di bellezza?

 

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