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Associazione culturale “A’ Timugna”

Associazione culturale “A’ Timugna”

Descrizione: La raccolta del grano sia dai tempi più remoti è stata l’unica fonte di sostentamento tipico delle zone meridionali. In particolare mi riferisco a Rende (CS), zona che si estende dalla parte ovest del fiume Crati fino alle Serre cosentine. Il territorio rendese presenta zone montane ad ovest che pian piano degradano verso est formando colline, su una delle quali sorge il centro storico, fino ad arrivare alla valle del Crati dove grazie ad ampie aree pianeggianti si estende la città moderna. Prima si essa i terreni venivano utilizzati per la semina e la raccolta del grano. Ormai questa coltivazione nella zona Rendese è in disuso, però grazie all’associazione “A’ Timugna”, che ogni anno organizza dei ritrovi, questa tradizione sembra non sparire mai. L’associazione nasce nel 1997 con l’intento di fare in modo che le nuove generazioni possano avere sempre presente la cultura ed il folklore del passato e possano gustare il sapore dei tempi antichi e le tradizioni degli antenati. La “A’ Timugna” sin dalla sua nascita porta eventi, programmi e iniziative atte a tenere viva la memoria, e salvaguardare la valorizzazione dei beni culturali presenti nel territorio di Rende (CS), organizzando sagre, mostre sulla civiltà contadina, mostre fotografiche, e su tutto ciò che appartiene al passato, che inevitabilmente sta scomparendo sotto l’avvento dell’era tecnologica e della moderna società. In onore dell’attività più importante di Rende, ovvero la Trebbiatura, l’organizzazione si chiama “A’ Timugna”. Essa è l’insieme di fascine di grano ammucchiate nell’aia prima della trebbiatura nella caratteristica collinetta, che per i contadini un tempo rappresentava al meglio una società ormai estinta la cui sopravvivenza era legata al buon esito del raccolto, allo stesso modo che ai valori dell’amicizia e delle solidarietà tra membri.
La festa dell’Aia, denominazione data alla festa che omaggia la trebbiatura, viene organizzata dall’associazione tra fine giugno inizio luglio, nell’ex scalo ferroviario di Rende, il simbolo reale del luogo dove un tempo si esercitava questa tradizione. La festività dura tre giorni e prevede la trebbiatura dal vivo durante il primo giorno. Quelli sono momenti di raccoglimento e di festa, proprio come nel tempo passato, dove si festeggiava non solo la fine dei lavori ma anche il buon raccolto. Il termine “Aia” rappresenta il luogo dove si portava il grano trebbiato e dove i lavoratori dormivano per l’impossibilità di tornare a casa. La trebbiatura è solo il momento finale della raccolta del grano. Le tappe della coltura del grano sono molte; si parte con le semina del grano dove si utilizzavano dei terreni speciali detti “MAISI”, i quali venivano utilizzati prima per la coltivazione delle patate e del granturco detto in dialetto:“U MIGLIU”, poi tra Luglio e Agosto si “SPANICAVA” il terreno cioè si dissodava e poi a novembre si seminava il grano. La sera prima della semina il grano si ” ‘NCACIAVA” (cioè si mischiava il grano con una soluzione di acqua e “PETRA TRUCCHINA” (minerale a base di rame), perché impediva al grano stesso di “INTIZZUNARE” cioè di diventare nero come il carbone quindi inutilizzabile ai fini della semina. A marzo il campo di grano si “MUNNAVA” cioè si toglievano le erbacce. Nel mese di giugno si iniziava a mietere, e per credenze popolari non si iniziava né di lunedì né di venerdì. Gli uomini per mietere utilizzavano “A FAVUCE” (la falce) mentre le donne utilizzavano “U RUNCIGLIU” (piccola falce). Dopo l’avvento della macchine fu inventata la trebbiatrice che sostituisce il lavoro manuale della raccolta del grano. Per tradizione chi si occupava della mietitura era l’uomo, mentre il compito delle donne era quello di raccogliere il grano tagliato e legarlo a mazzi: “I’ GREGNE”. Queste ultime venivano sistemate in covoni: “A CAVAGLIUNI“. Terminata la mietitura le donne trasportavano i covoni sulle aie “ARIA”, dove in un secondo momento preparavano a “PISERA” l’insieme.

Obiettivi: La storia ha come obiettivo quello di raccontare le iniziative dell’organizzazione Culturale e far rivivere le tradizioni tante care alla nostra cultura. Ha un valore essenziale perché se non ricordiamo da dove veniamo non possiamo capire dove andremo. È inoltre un momento di raccoglimento dove tutte le generazioni vengono a contatto. L’organizzazione si occupa anche di ricercare qualsiasi oggetto appartenuto al passato e farne rivivere la storia.

 

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