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Il trasbordo dell’arsenale siriano

Il trasbordo dell’arsenale siriano

Scelto il porto di Gioia Tauro per effettuare l’operazione, proteste nella regione, Palazzo Chigi rassicura, ma c’è da stare tranquilli? –

UN carico di armi chimiche siriane da consegnare all’ONU e da bonificare sarà trasportato da quattro navi danesi (tra cui la “Ark Futura” e “Taiko”) scortate da navi cinesi e russe.

Direzione: porto di Gioia Tauro, dove le armi letali (tra cui l’iprite, il sarin e il gas nervino VX ) saranno trasferite in una nave mercantile americana (la “Cape Ray”), per essere poi distrutte altrove, in acque internazionali, attraverso un procedimento detto di “idrolisi” (una reazione chimica in cui le molecole vengono scisse in due o più parti per effetto dell’acqua), all’interno di un laboratorio costruito a bordo della stessa nave americana: le sostanze tossiche verranno ridotte a composti meno dannosi e quindi smaltiti attraverso impianti per il trattamento di sostanze pericolose.

L’operazione di trasbordo in Calabria verrà effettuata entro la prima metà del mese di febbraio 2014. Si parla di qualcosa come 560 tonnellate di agenti chimici. Il trasbordo dovrebbe essere realizzato con appositi rotabili e non dovrebbe durare più di 48 ore, secondo quanto riferito dallo stesso Ministro degli Esteri italiano. Senza stoccaggio dei container a terra. Quindi, senza sbarcare sul suolo italiano. Almeno così è stato detto.

Ma le cose stanno veramente in questi termini?

Facciamo un passo indietro. Nel dicembre scorso l’Italia aveva offerto un suo porto per ciò che in gergo tecnico viene chiamato “trasbordo”, in base agli accordi statuiti sotto il controllo dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, con sede a L’Aia). La Bonino aveva auspicato che non si facessero polemiche per gli “impegni internazionali che il Paese si deve assumere, e che le forze politiche si comportino con il necessario decoro”.

Nel primo pomeriggio di giovedì scorso è arrivata la conferma. I ministri Lupi e Bonino hanno parlato alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. Il porto di Gioia Tauro sarebbe stato scelto perché è “specializzato in questo tipo di attività” e “per allontanarci il meno possibile dal mar Mediterraneo centrale” e perché “560 tonnellate in circa 60 container” sono “una quantità di merci pericolose gestibile per Gioia Tauro”.

I dettagli tecnici sono stati illustrati dal direttore generale dell’Opac, Ahmet Uzumcu, che ha anche ammesso che la rimozione e la distruzione delle armi chimiche procede a rilento. La rimozione di gran parte delle sostanze chimiche pericolose dell’arsenale siriano non sarà conclusa prima della fine di giugno perché sul terreno infuriano i combattimenti e questo rallenta il processo di consegna. Se ne deduce che l’operazione in Calabria di febbraio potrebbe essere seguita da altre. Infatti, la Siria è in possesso di circa i 1.290 tonnellate dichiarate tra armi e sostanze di questo tipo.

Veniamo allora ad alcune domande che sorgono spontanee:

1) Perché non caricare direttamente le merci in Siria, evitando la pericolosa manipolazione in un porto terzo come Gioia Tauro?

2) Corrisponde al vero che le operazioni di trasbordo avverranno senza stoccaggio e senza sbarco a terra? Le navi coinvolte, da ciò che è dato sapere, non sono navi conteiner, ma navi Ro-Ro (con portellone a carico orizzontale), quindi si dovrà necessariamente far passare le merci attraverso le banchine. Non è così?

3) Perché tra tanti porti nel Mediterraneo è stato scelto proprio quello di Gioia Tauro? Veramente è specializzato in questo tipo di operazioni?

Ma intanto in Calabria che succede? Monta la protesta.
Queste le parole del primo cittadino di Gioia Tauro, Renato Bellofiore: «A me non hanno comunicato nulla di ufficiale ma comunque sarebbe grave. Mettono a repentaglio la mia vita. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone». Di più: «Adesso, come minimo, il ministro Bonino dovrebbe venire qui a parlare con le istituzioni e poi essere presente alle operazioni. Una scelta del genere crea discredito nelle istituzioni. E tra l’altro, qui c’è un sindaco del Pd che non viene informato da un governo di centrosinistra». E ancora: “E’ gravissimo. Forse il ministro Bonino non sa cos’è la democrazia”.
A queste parole si aggiungono quelle del sindaco di San Ferdinando, Domenico Modafferi, che addirittura paventa la possibilità di “Emettere un’ordinanza per chiudere il porto”.
Questa, invece, la reazione del Governatore calabrese: “Vogliono portare un territorio alla guerra civile. Il governo sappia che la Calabria non accetterà che questa operazione possa mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente”.

Nel frattempo, il Presidente del Consiglio Letta ha convocato per martedì 21 gennaio a Roma ad un tavolo tecnico tutte le parti: Regione, sindaci, autorità portuali, vertice delle aziende interessate all’operazione.
Il Governo, ridimensionando ogni tipo di allarme, ha spiegato la scelta della Calabria con questa motivazione: “È attrezzato ai trasbordi pericolosi”, spiegando che ha già movimentato sostanze classificate come 6.1, in parole povere uguali a quelle in arrivo. Palazzo Chigi ha ricordato che tra il 2012 e il 2013 Gioia Tauro ha già movimentato qualcosa come 3.048 container contenenti sostanze tossiche 6.1, tradotto: 60.168 tonnellate, quantità di gran lunga superiore a quella in arrivo dalla Siria di Assad.

Sorgono, allora, altre domande: in termini di sicurezza, visto che sempre di sicurezza si parla, non sarebbe stato preferibile scegliere un porto militare? Un porto come quello di Gioia non è esposto al rischio di attentati terroristici? Non ci sono porti nel Mediterraneo che superano abbondantemente quello di Gioia in termini di volumi e prestazioni?

Insomma, perché ci si ricorda del porto di Gioia Tauro adesso. Va ricordato che negli ultimi anni è sempre stato vittima della cattiva politica: mortificazione del trasporto via ferro che ha impedito al porto stesso di risultare competitivo, se è e vero che in pochi anni da dieci treni al giorno è sceso a zero; mancato sviluppo della logistica; mancato insediamento di imprese.

Senza dimenticare la perdita del progetto 1 Berlino – Palermo e la cancellazione del Corridoio 21, le Autostrade del Mare.

In conclusione, c’è davvero da stare tranquilli? Sappiamo veramente tutto su ciò che sta per succedere in Calabria?

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